Come scrivere prompt per Midjourney: guida pratica
Come scrivere prompt efficaci per Midjourney: la struttura che funziona, i parametri utili, gli errori da evitare e il metodo per arrivare all'immagine giusta.
Girano liste di "parole magiche" che dovrebbero migliorare qualunque immagine generata: masterpiece, 8k, ultra detailed, trending on artstation. Nella pratica quasi nessuna fa quello che promette, e intanto il prompt si gonfia di termini che si contendono l'attenzione. In questo articolo ti spiego come è fatto un prompt che funziona davvero, con un metodo per arrivare al risultato invece di procedere a tentativi.
Il principio da cui parte tutto
Un prompt non è un incantesimo: è una descrizione. Il modello non "capisce" le tue parole, le usa per orientare la generazione — e ogni termine che aggiungi si contende l'influenza con tutti gli altri.
Questa è la conseguenza pratica più importante di come funzionano i modelli diffusion: la guida del testo è un compromesso tra spinte diverse. Più termini metti, meno pesa ciascuno. È il motivo per cui un prompt di quaranta parole spesso rende peggio di uno di dieci ben scelte.
La struttura che funziona
Un prompt efficace mette le cose in ordine di importanza, dal soggetto al contorno:
[soggetto] [azione/posa], [ambiente], [luce], [inquadratura], [stile] --parametri
Un esempio concreto:
anziano pescatore che ripara una rete, molo di legno all'alba,
luce radente dorata, primo piano dei volti e delle mani,
fotografia documentaristica --ar 3:2
I sei blocchi, con quello che conta davvero in ciascuno:
1. Soggetto. Va per primo perché è ciò che pesa di più. Sii specifico: "anziano pescatore" batte "uomo".
2. Azione o posa. Un soggetto che fa qualcosa produce immagini molto più interessanti di un soggetto fermo. È probabilmente il singolo miglioramento più sottovalutato.
3. Ambiente. Dove si trova. Basta poco, ma dev'esserci: senza contesto il modello ne inventa uno a caso e cambia a ogni tentativo.
4. Luce. Qui si gioca gran parte della qualità percepita. "Luce radente dorata", "controluce", "luce soffusa da finestra", "illuminazione al neon" cambiano l'immagine più di dieci aggettivi generici.
5. Inquadratura. Primo piano, campo lungo, dall'alto, grandangolo. Determina la composizione — che è ciò che distingue una foto da uno scatto casuale.
6. Stile. Fotografia, acquerello, illustrazione a linee, rendering 3D. Va per ultimo perché è il livello più superficiale.
I parametri che usi davvero
Midjourney ha molti parametri; nella pratica quotidiana se ne usano pochi.
| Parametro | Cosa fa | Nota |
|---|---|---|
--ar | Proporzioni (16:9, 3:2, 9:16) | Il più utile di tutti |
--stylize | Quanta libertà estetica prendersi | Basso = fedele, alto = artistico |
--chaos | Quanto le varianti differiscono | Utile in fase esplorativa |
--no | Esclude un elemento | --no testo, cornice |
--seed | Fissa il punto di partenza | Per riprodurre e iterare |
--ar è quello che cambia più risultati. Un ritratto in 16:9 e lo stesso in 9:16 non sono la stessa immagine ritagliata: sono composizioni diverse, perché il modello dispone gli elementi in base allo spazio disponibile.
--seed è lo strumento di lavoro serio. Quando ottieni un'immagine quasi giusta, fissa il seed e cambia solo la parte da correggere: tutto il resto resta stabile. Senza seed, ogni tentativo riparte da capo.
I numeri di versione e i valori esatti dei parametri cambiano spesso: conviene verificarli sulla documentazione ufficiale invece di fidarsi di guide datate.
Gli errori più comuni
Accumulare aggettivi di qualità. "Masterpiece, best quality, ultra detailed, 8k, hyperrealistic" occupa spazio nella guida senza indicare nulla di concreto. Se il risultato non ti piace, il problema quasi mai è la mancanza della parola "masterpiece": è che non hai descritto luce, inquadratura o azione.
Descrivere in negativo. "Una stanza senza mobili" tende a produrre mobili: il concetto "mobili" è presente nel prompt e influenza la generazione. Le esclusioni vanno nel parametro --no, non nella frase.
Chiedere testo nell'immagine. I diffusion trattano le lettere come forme, non come simboli. Su parole brevi a volte funziona, ma per un'insegna o un logo la strada seria è generare l'immagine e aggiungere il testo dopo, con un editor.
Contare. "Cinque persone" darà tre, sei o quattro. Il modello non conta — vale lo stesso motivo per cui sbaglia le dita.
Cambiare tutto a ogni tentativo. Se modifichi cinque cose insieme e migliora, non sai quale ha funzionato.
Prompt chilometrici. Oltre una certa lunghezza aggiungere dettagli non aggiunge controllo: lo diluisce.
Il metodo che fa la differenza
Il salto di qualità non sta nel prompt perfetto al primo colpo, ma nel procedimento:
1. Parti corto. Soggetto, azione, ambiente. Tre elementi, niente altro. Guarda cosa esce.
2. Aggiungi una cosa alla volta. Prima la luce. Rigenera. Poi l'inquadratura. Rigenera. Così sai esattamente cosa ha prodotto cosa, e ti costruisci un repertorio di formule che funzionano.
3. Fissa il seed quando ci sei quasi. Da lì in avanti stai rifinendo, non ricominciando.
4. Tieni un archivio. Prompt e parametri che hanno funzionato, salvati. Dopo un mese hai un set personale di combinazioni affidabili, che vale più di qualunque lista di parole magiche trovata online.
5. Sappi quando fermarti. Mani, testo e dettagli anatomici spesso si sistemano in trenta secondi con un editor. Insistere per venti generazioni sperando in un tentativo fortunato è tempo perso.
Il vocabolario che rende davvero
Poche categorie di termini spostano l'ago più di tutte le altre:
Luce: ora dorata, controluce, luce soffusa, illuminazione drammatica, luce naturale da finestra, neon.
Inquadratura: primo piano, mezzo busto, campo lungo, dall'alto, dal basso, grandangolo, teleobiettivo.
Atmosfera: intima, malinconica, caotica, minimale, opprimente.
Materia: legno consumato, metallo ossidato, tessuto ruvido, vetro appannato.
Sono tutti termini che descrivono qualcosa di visivamente verificabile. È questa la differenza con "capolavoro" o "alta qualità", che non corrispondono a nulla di visibile.
Una precisazione utile: i riferimenti a stili di artisti viventi sono un terreno scivoloso sia sul piano etico che su quello legale, e diversi strumenti li limitano. Se l'immagine ti serve per lavoro, vale la pena leggere uso commerciale e licenze delle immagini AI.
In sintesi
Un buon prompt descrive, non evoca: soggetto, azione, ambiente, luce, inquadratura, stile — in quest'ordine, perché è l'ordine in cui pesano.
Le parole di qualità generica non fanno quasi nulla, le esclusioni vanno nei parametri e i numeri non vengono rispettati. Quello che fa davvero la differenza sono luce e inquadratura, cioè le due cose che distinguono una fotografia pensata da uno scatto casuale.
E soprattutto: il risultato arriva dal metodo, non dal prompt magico. Parti corto, aggiungi un elemento alla volta, fissa il seed quando ci sei quasi, e archivia quello che funziona.
Se vuoi vedere come si collocano i vari strumenti tra loro, li ho confrontati in migliori tool AI per creare immagini.