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BIOS e UEFI: cosa sono e a cosa servono

Cosa fanno BIOS e UEFI all'accensione del computer, le differenze tra legacy e UEFI, Secure Boot, come entrare nel setup e le impostazioni che contano davvero.

Edoardo Midali

Edoardo Midali

Developer · Content Creator

9 min di lettura

Provi ad avviare una macchina virtuale e VirtualBox ti dice che la virtualizzazione non è disponibile. Metti la chiavetta con Linux e il computer la ignora, riavviando su Windows come niente fosse. In entrambi i casi il problema non è nel sistema operativo: è in un programma che gira prima di lui, e che quasi nessuno guarda mai. In questo articolo trovi cosa fa davvero il firmware all'accensione, la differenza tra BIOS legacy e UEFI, cos'è Secure Boot e le poche impostazioni che vale la pena toccare.

Cos'è

Il BIOS (o, nelle macchine moderne, l'UEFI) è il firmware della scheda madre: il primo programma che parte all'accensione, controlla l'hardware e trova il sistema operativo da avviare.

Vive in un chip di memoria sulla scheda madre, non sul disco. Per questo funziona anche su un computer senza disco, o con un disco completamente vuoto.

Cosa succede quando premi il pulsante

La sequenza è sempre la stessa, e conoscerla aiuta a capire dove si è bloccato quando qualcosa non parte:

  1. Alimentazione e reset. I componenti ricevono corrente e la CPU parte da un indirizzo fisso, che punta al firmware.
  2. POST (Power-On Self Test). Il firmware verifica che CPU, RAM e componenti di base rispondano. Se la RAM è morta o mal inserita, ti fermi qui — spesso con una sequenza di bip o un LED sulla scheda madre.
  3. Inizializzazione hardware. Controller del disco, USB, scheda video.
  4. Scelta del dispositivo di avvio. Il firmware scorre l'ordine di avvio configurato e cerca qualcosa di avviabile.
  5. Passaggio del controllo al bootloader, che a sua volta carica il kernel del sistema operativo.

Da lì in poi il firmware si fa da parte. Se vedi il logo del produttore e poi il nulla, il problema è tra il punto 4 e il 5.

BIOS legacy e UEFI: cosa cambia davvero

Il BIOS classico è degli anni '80 e si porta dietro limiti di quell'epoca. UEFI è il suo sostituto, standard su qualsiasi macchina venduta dal 2012 circa in poi. Molti continuano a chiamarlo "BIOS" per abitudine, e va benissimo, ma il funzionamento è diverso.

BIOS legacyUEFI
Tabella partizioniMBRGPT (e MBR per compatibilità)
Dimensione disco avviabileMassimo 2 TBPraticamente illimitata
Numero di partizioni primarie4128
Dove trova il bootloaderPrimi 512 byte del discoFile .efi in una partizione dedicata
Velocità di avvioPiù lentaPiù veloce, inizializza meno cose
InterfacciaTestuale, solo tastieraGrafica, spesso con mouse
Secure BootNon esisteDisponibile

Il limite dei 2 TB è la ragione pratica più concreta. Con MBR gli indirizzi dei settori stanno in 32 bit: oltre i 2 TB il disco non è indirizzabile per intero. Se hai un disco da 4 TB partizionato in MBR, metà semplicemente non esiste per il sistema. Il tema è approfondito nella guida alle partizioni del disco.

L'altra differenza pratica è dove sta il bootloader. Con UEFI c'è una partizione dedicata, la ESP (EFI System Partition): una piccola partizione FAT32 da qualche centinaio di megabyte che contiene i file di avvio di tutti i sistemi installati. Questo rende il dual boot molto più pulito: Windows e Linux mettono lì i propri file senza pestarsi i piedi, invece di contendersi gli stessi 512 byte all'inizio del disco.

Secure Boot: cos'è veramente

Secure Boot è una funzione UEFI che avvia solo bootloader firmati digitalmente con una chiave riconosciuta. L'idea è impedire che un malware si infili prima del sistema operativo, in un punto dove nessun antivirus può vederlo. Come idea è sensata, e non è una manovra contro Linux.

Il punto dolente è che le chiavi precaricate sulle schede madri sono quasi sempre solo quelle di Microsoft. Le distribuzioni grandi — Ubuntu, Fedora, Debian, openSUSE — hanno un bootloader firmato da Microsoft e si avviano senza problemi. Le distribuzioni più piccole, i kernel compilati a mano e certi driver proprietari (il caso classico è NVIDIA su alcune configurazioni) no.

Quindi, in pratica:

  • Installi Ubuntu o Fedora? Lascia Secure Boot attivo, non ti accorgerai che esiste.
  • Distribuzione meno diffusa, o l'installer non parte proprio? Disattivalo. Non stai spalancando la porta a chissà cosa: torni semplicemente al livello di sicurezza che aveva qualunque PC fino a dieci anni fa.
  • Se disattivi Secure Boot con Windows e BitLocker attivo, al riavvio ti verrà chiesta la chiave di ripristino. Procurati la chiave prima, non dopo.

Se stai valutando quale distribuzione installare, il confronto è in cos'è una distro Linux; per il quadro generale c'è la guida a Linux per principianti.

Come entrare nel setup

Il tasto va premuto ripetutamente subito dopo l'accensione, prima che compaia il logo del sistema operativo.

ProduttoreTasto abituale
ASUS, MSI, Gigabyte (desktop)Canc / Del
Dell, Lenovo, AcerF2
HPF10 (menu di avvio: F9)
Molti portatiliF2 o Fn+F2

Se non fai in tempo, il problema è l'avvio rapido di Windows. Con Fast Startup attivo, lo spegnimento è in realtà un'ibernazione parziale e la finestra utile per premere il tasto dura pochi millisecondi. La via sicura, da Windows:

Impostazioni → Sistema → Ripristino → Avvio avanzato → Riavvia ora → Risoluzione dei problemi → Opzioni avanzate → Impostazioni firmware UEFI

Riavvia direttamente nel setup, senza dover indovinare i tempi.

Le impostazioni che contano davvero

La virtualizzazione — il motivo per cui le VM non partono

Questa merita un paragrafo tutto suo, perché è il problema che vedo più spesso. Molte schede madri escono di fabbrica con la virtualizzazione hardware disattivata.

Si chiama:

  • Intel VT-x (a volte "Intel Virtualization Technology")
  • AMD-V o SVM Mode sui processori AMD

Sta di solito sotto Advanced → CPU Configuration. Senza questa opzione attiva, le macchine virtuali non partono, WSL 2 non funziona e Docker Desktop su Windows si rifiuta di avviarsi. L'errore che ricevi parla di hypervisor o di "VT-x not available", e la soluzione sono due tasti nel setup.

Se hai un dubbio su quale strumento ti serva davvero, il confronto è in virtualizzazione e container.

L'ordine di avvio

Decide quale dispositivo viene provato per primo. Serve quando devi avviare da una chiavetta USB per installare un sistema o per usare una live.

Due cose da sapere:

  • Quasi tutte le schede madri hanno un menu di avvio temporaneo (F12, F11 o F8 a seconda del produttore). Scegli il dispositivo una volta sola, senza modificare nulla in modo permanente. È la strada migliore.
  • Se la chiavetta non compare nell'elenco, di solito è perché è stata scritta in modalità legacy mentre il firmware è in UEFI puro, oppure perché Secure Boot blocca quell'immagine.

Fast Boot e CSM

Fast Boot salta parte dei controlli all'accensione. Guadagni un paio di secondi e perdi la possibilità di entrare nel setup con il tasto. Se stai smanettando, tienilo disattivato.

CSM (Compatibility Support Module) è la modalità di compatibilità legacy. Su un'installazione nuova va lasciato spento: mescolare avvio UEFI e legacy sulla stessa macchina è la ricetta per un dual boot che non si avvia più.

AHCI e RAID

La modalità del controller SATA. AHCI è quella giusta nel 99% dei casi. Se cambi da RAID/Intel RST ad AHCI con Windows già installato, Windows non si avvia più finché non gli dici di caricare il driver corretto — e su Linux capita che l'installer non veda proprio il disco NVMe finché la modalità resta su RAID. Il tema del RAID vero è un altro, e lo trovi in RAID: cosa significa.

Cosa non toccare

Non è un elenco per spaventare: sono le voci in cui è facile fare danni veri e che non ti servono per far funzionare quello che devi far funzionare.

  • Tensioni e overclock (CPU voltage, DRAM voltage, moltiplicatori). Instabilità intermittente, e nel caso peggiore hardware danneggiato.
  • Aggiornamento del firmware senza motivo. Un aggiornamento interrotto a metà può rendere la scheda madre inutilizzabile. Fallo solo se serve per un problema preciso o per supportare una CPU nuova, e mai con la batteria di un portatile scarica.
  • Impostazioni TPM con BitLocker o la crittografia del disco attiva: prima recupera la chiave di ripristino, altrimenti i dati restano dentro e inaccessibili.
  • Voci che non riconosci, in generale. Nel dubbio, annota il valore originale prima di cambiarlo.

Se combini qualcosa, quasi ogni setup ha una voce Load Optimized Defaults / Load Setup Defaults che riporta tutto allo stato di fabbrica. È la prima cosa da provare quando un computer smette di avviarsi dopo che hai messo mano al firmware.

In sintesi

BIOS e UEFI sono la stessa cosa a vent'anni di distanza: il firmware che controlla l'hardware all'accensione e trova il sistema da avviare. UEFI supera i limiti del vecchio BIOS — dischi oltre i 2 TB, partizionamento GPT, avvio più rapido e un dual boot che non si autodistrugge.

Secure Boot non è nemico di Linux: con le distribuzioni principali non te ne accorgi, con le altre lo disattivi e vai avanti. Ricordati solo della chiave di BitLocker se hai anche Windows.

L'impostazione che risolve più problemi di tutte è VT-x / AMD-V: se le macchine virtuali, WSL o Docker non partono, quasi sempre è spenta lì dentro.

La regola generale è la stessa di sempre: cambia una cosa alla volta, annota il valore precedente e non toccare tensioni o firmware senza un motivo.

Il passo successivo naturale è capire come è organizzato il disco che il firmware sta cercando di avviare: lo trovi nella guida alle partizioni. Se invece stai preparando una macchina per provare Linux senza rischiare nulla, la strada più comoda resta una macchina virtuale.