ASO: come farsi trovare negli store delle app
Cos'è l'ASO: come farsi trovare nella ricerca di App Store e Google Play, come convincere a scaricare dalla scheda e gli errori che affossano un'app.
Hai pubblicato la tua app, la scheda è online, e i download sono fermi a quelli di amici e parenti. Cerchi il nome della tua categoria nello store e la tua app non compare nemmeno scorrendo a lungo. In questo articolo vediamo cos'è l'ASO, quali leve hai davvero a disposizione e perché, da sola, non basta.
Cos'è l'ASO
L'ASO (App Store Optimization) è il lavoro sulla scheda di un'app per farla comparire nelle ricerche dentro gli store e per convincere chi la vede a scaricarla: è la SEO degli store, ma con regole diverse e molte meno leve a disposizione.
Se conosci la SEO, ritrovi concetti familiari: parole chiave, pertinenza, rapporto tra visualizzazioni e clic. La differenza è che su un sito puoi scrivere centinaia di pagine, costruire link, lavorare sulla struttura. In uno store hai una sola pagina, con campi dal formato fisso e un algoritmo di cui non conosci i dettagli.
Questo articolo non ripete i passaggi di pubblicazione: se devi ancora caricare l'app, parti da come pubblicare un'app sull'App Store e come pubblicarla su Google Play.
Due obiettivi da non confondere
L'errore concettuale più diffuso è trattare l'ASO come un'unica cosa. Sono due problemi separati, con leve diverse:
| Obiettivo | Domanda | Leve principali |
|---|---|---|
| Essere trovati | Compaio quando qualcuno cerca? | Nome, sottotitolo, parole chiave, descrizione (su Google Play) |
| Essere scaricati | Chi mi vede, mi installa? | Icona, screenshot, video, valutazioni, recensioni |
Puoi avere un problema e non l'altro. Se la scheda riceve poche visualizzazioni, il problema è la visibilità. Se riceve molte visualizzazioni ma pochi download, il problema è la conversione, e aggiungere parole chiave non servirà a niente.
Entrambi gli store mostrano nelle loro console i dati per distinguere i due casi: impressioni, visualizzazioni della scheda, installazioni. Se i termini ti confondono, il glossario delle metriche di marketing aiuta a leggerli.
Essere trovati: le leve di visibilità
Il nome
È il campo che pesa di più nella ricerca, su entrambi gli store. La tentazione è riempirlo di parole chiave ("Budget – Spese, Risparmio, Conti Casa"), ma un nome così sembra spam, e gli store hanno regole contro i nomi costruiti solo per il posizionamento.
Il compromesso sensato è marchio più una descrizione breve di cosa fa l'app: "Nomeapp: diario delle spese". Il marchio ti fa riconoscere, la parte descrittiva ti fa trovare.
Il sottotitolo o la descrizione breve
Sotto il nome c'è un secondo campo corto: su App Store si chiama sottotitolo, su Google Play descrizione breve. Serve a dire in una riga che problema risolvi, e contribuisce anche alla ricerca. Usalo per le parole chiave importanti che non sono entrate nel nome.
Le parole chiave: qui gli store sono diversi
Questa è la differenza pratica più importante tra le due piattaforme.
- Su App Store esiste un campo parole chiave nascosto: lo compili in App Store Connect, non lo vede nessun utente, e ha un limite di caratteri stretto. Si scrive come elenco separato da virgole, senza ripetere termini già presenti nel nome e senza spazi inutili, perché ogni carattere conta.
- Su Google Play quel campo non esiste. Le parole chiave vengono lette dal testo della scheda, in particolare dalla descrizione lunga. Significa che la descrizione va scritta pensando anche alla ricerca, ma per persone vere.
I limiti di caratteri di ogni campo cambiano nel tempo: verifica quelli attuali nella documentazione ufficiale di ciascuno store prima di scrivere.
Per scegliere le parole, il metodo è quello della keyword research: come cerca la gente il tuo tipo di app? Di solito non cerca il tuo nome, cerca il problema ("dividere spese coinquilini", "timer studio"). Punta su termini specifici, dove la concorrenza è gestibile, invece che sulla parola generica dominata dalle app più grandi.
Essere scaricati: le leve di conversione
L'icona
È l'unica cosa che vedi in tutti i contesti: risultati di ricerca, classifiche, schermata del telefono. Deve essere leggibile quando è minuscola. Niente testo lungo, niente dettagli fini, un solo elemento riconoscibile e un colore che si distingua dalle icone concorrenti nella tua categoria.
I primi screenshot
Qui si gioca la maggior parte della conversione. Nei risultati di ricerca spesso compaiono direttamente i primi screenshot, e quasi nessuno scorre oltre i primi. Se i primi due non convincono, il resto non verrà visto.
La regola pratica: ogni screenshot comunica un beneficio, non una schermata. Invece di mostrare il menu delle impostazioni, mostra la cosa che l'utente ottiene, con una frase breve sopra: "Sai sempre quanto puoi ancora spendere questo mese". Il primo screenshot deve rispondere alla domanda "perché dovrei installarla?".
Il video
Entrambi gli store permettono un video di anteprima. È utile quando l'app si capisce meglio in movimento (giochi, app con interazioni particolari). Se il video è una sequenza lenta di menu, fa più danni che altro: meglio nessun video che un video noioso.
Valutazioni e recensioni
La media delle stelle è visibile ovunque ed è un filtro psicologico fortissimo: tra due app simili si sceglie quella con la valutazione migliore. Inoltre gli store considerano la qualità percepita nel posizionamento.
Due cose da fare:
- Chiedi la recensione al momento giusto. Entrambe le piattaforme offrono API di sistema per mostrare la richiesta di valutazione dentro l'app, senza mandare l'utente nello store. Il momento giusto è dopo un successo: ha completato un'attività, ha raggiunto un obiettivo. Non all'avvio, non dopo un errore. Il sistema decide comunque se e quanto spesso mostrare davvero la richiesta, quindi non puoi forzarla.
- Rispondi alle recensioni negative. Una risposta educata che spiega la correzione mostra agli altri che l'app è curata. A volte l'utente aggiorna la valutazione dopo che il problema è stato risolto.
Evita i trucchi, come chiedere prima "ti piace l'app?" e mandare nello store solo chi risponde sì: le linee guida degli store li vietano espressamente o li scoraggiano, e rischi conseguenze sulla scheda.
La localizzazione: la leva sottovalutata
Se la tua scheda esiste solo in inglese, o solo in italiano, stai lasciando fuori intere aree di ricerca. Entrambi gli store permettono di localizzare la scheda per lingua e paese: nome, sottotitolo, descrizione, screenshot.
Non serve tradurre l'intera app per iniziare. Anche solo una scheda tradotta bene, con parole chiave scelte per come si cerca in quella lingua, può aprire mercati dove la concorrenza è minore. Attenzione però: se la scheda è in tedesco e l'app si apre in inglese, le recensioni negative arriveranno presto. Sii onesto su quali lingue supporti davvero.
La traduzione automatica delle parole chiave funziona male. Il termine che la gente cerca in spagnolo non è quasi mai la traduzione letterale di quello italiano.
Testare invece di indovinare
Icona, screenshot e testi sono ipotesi finché non li misuri. Entrambi gli store offrono strumenti nativi di esperimento sulle schede: mostri versioni diverse a gruppi diversi di visitatori e confronti le installazioni.
Il principio è lo stesso di qualunque A/B test:
- Cambia una cosa alla volta. Se cambi icona e screenshot insieme, non saprai quale ha fatto la differenza.
- Aspetta abbastanza dati. Con pochi visitatori al giorno, un esperimento richiede settimane prima di dire qualcosa di affidabile. Chiuderlo dopo tre giorni perché "sta vincendo" è il modo classico di prendere decisioni sul rumore.
- Parti dagli elementi più visibili: icona e primo screenshot hanno molto più impatto del quinto paragrafo della descrizione.
Con un'app appena uscita e pochi visitatori, gli esperimenti sono poco utili: meglio prima portare traffico, poi ottimizzare.
Il limite che nessuno ama sentire
L'ASO non salva un'app che la gente disinstalla dopo un giorno. Puoi portare visitatori sulla scheda e convincerli a installare, ma se l'app non mantiene la promessa succedono tre cose: disinstallazioni, recensioni negative, valutazione che scende.
E gli store se ne accorgono. Segnali come la ritenzione, i crash e la qualità delle recensioni pesano sul posizionamento, quindi un'app che delude finisce per scendere anche nella ricerca. L'ASO amplifica quello che c'è: se il prodotto è buono aiuta molto, se non lo è accelera la caduta.
Per questo, prima di lavorare sulla scheda, vale la pena fare un buon beta test: ne parliamo nella guida a TestFlight e ai beta test. E se non hai ancora scelto con cosa costruire l'app, il punto di partenza è come scegliere la tecnologia per un'app mobile.
Errori comuni
Riempire la descrizione di parole chiave. Su Google Play la descrizione conta per la ricerca, ma un testo illeggibile pieno di ripetizioni viene penalizzato dalle regole dello store e allontana chi lo legge. Scrivi per le persone, inserendo i termini dove hanno senso.
Screenshot che mostrano l'interfaccia invece del beneficio. Una schermata nuda con liste e pulsanti non dice niente a chi non conosce l'app. Il visitatore deve capire in due secondi cosa ci guadagna.
Ignorare le recensioni. Recensioni negative senza risposta, bug segnalati da mesi e mai corretti: chi arriva sulla scheda legge proprio quelle.
Mettere nel campo parole chiave di App Store termini già presenti nel nome. Sono caratteri sprecati in un campo dove ognuno conta.
Usare nomi di app concorrenti come parole chiave. Oltre a violare le linee guida degli store, porta visitatori che cercavano un'altra cosa e non installano.
Cambiare tutto dopo una settimana. Il posizionamento ha bisogno di tempo per assestarsi. Modificare nome e parole chiave di continuo impedisce di capire cosa funziona.
In sintesi
L'ASO è la SEO degli store, con meno leve e regole diverse: una sola pagina, campi dal formato fisso, un algoritmo di cui conosci solo i principi generali.
Separa sempre visibilità e conversione. Nome, sottotitolo e parole chiave servono a essere trovati; icona, primi screenshot e recensioni servono a essere scaricati. Guarda i dati della console per capire quale dei due è il tuo problema prima di intervenire.
Le leve sottovalutate sono la localizzazione e gli esperimenti. Una scheda tradotta bene apre ricerche nuove, e gli strumenti di test nativi ti evitano di decidere a sensazione, purché tu abbia abbastanza traffico.
Nessuna ottimizzazione compensa un'app che delude. La ritenzione e le recensioni pesano sul posizionamento: l'ASO amplifica la qualità del prodotto, non la sostituisce.
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